Nel mio paese, o comunque nel raggio di 10 km, ci sono una ventina di palestre che offrono corsi di Arti Marziali.
Dunque, iniziamo a porci domande:
1 - Perchè aprire un'altra scuola?
2 - Perchè creare un altro corso?
3 - Cosa facciamo noi di diverso da quelli che ci circondano?
Per rispondere a queste domande dobbiamo porcene un'altra, la più semplice, quella che la maggior parte degli artisti marziali non si pone mai: cosa sono le Arti Marziali?
Le risposte sono molte, varie e soprattutto sono tutte giuste e valide ma di solito la gente risponde in base a ciò che cerca (sacralità, difesa personale, meditazione, combattimento, conoscenza dell'IO o del Sè, ecc)
Noi siamo andati all'origine vera e propria delle Arti Marziali. Ponendoci un'altra domanda ancora: perchè sono nate le Arti Marziali?
In questo caso la risposta è solo una: per difendere noi stessi o le persone o le cose che ci stanno a cuore. E qui iniziamo a dare risposte.
1 - Perchè aprire un'altra scuola?
La nostra scuola è nata per riscoprire il significato primordiale delle Arti Marziali, ciò da cui tutto ha avuto inizio.
2 - Perchè creare un altro corso?
Abbiamo deciso di essere indipendenti per poterci gestire nel migliore dei modi per crescere assieme ma soprattutto per evolvere.
3 - Cosa facciamo noi di diverso da quelli che ci circondano?
Evolviamo.
Vorrei affrontare questi argomenti anticipando che veniamo tutti da anni di pratica di Arti Marziali Tradizionali e di Sport da Combattimento, per cui conosciamo bene entrambi i mondi e ci sentiamo in dovere di precisare che sono entrambe pratiche eccellenti, utilissime e consigliatissime.
Ora approfondiamo bene il tutto.
Attorno a noi troviamo Scuole di Arti Marziali Tradizionali (Wu Shu, Judo, Karate, Capoeira, ecc) e Scuole di Sport da Combattimento (Kick Boxing, Boxe, MMA, ecc).
Le prime praticano un'Arte Marziale tramandata negli anni, che spesso si distingue per lavorare con schemi fissi, con tecniche elaborate, movimenti particolari spesso più estetici che funzionali che richiedono grande flessibilità, equilibrio e coordinazione oppure l'esatto contrario: staticità e rigidità. Le Arti Marziali Tradizionali, per quanto utili, belle e coinvolgenti purtroppo non evolvono. Hanno un unico grande limite: l'essere Tradizionali, legate appunto alla tradizione portata avanti negli anni che crea un sacco di altri piccoli limiti.
Gli sport da combattimento per quanto appunto tendano ad approcciarsi maggiormente al combattimento, hanno anch'essi un grande limite: le regole.
Mike Tyson disse: "il posto più sicuro al mondo è il ring".
Sul ring infatti ho regole da rispettare per attaccare il mio avversario e lo stesso vale per lui, spesso ho categorie di peso e tempi da seguire.
Le differenze le troviamo in tutto questo.
Non siamo legati a nessun tipo di tradizione ma lavoriamo essenzialmente concentrandoci sulla meccanica del corpo e sulla dinamica del movimento, valutando in ogni tecnica la reazione dell'avversario in base all'effetto del dolore del colpo eseguito e della sua reazione successiva, le dinamiche del movimento di entrambi i corpi durante lo svolgimento della tecnica, l'apprendimento dei principi tramite l'esecuzione delle tecniche e non viceversa, il passaggio continuo tra striking e grappling.
Cerchiamo essenzialmente di eseguire il maggior numero di danni nel minor tempo possibile, utilizzando tutte le tecniche che conosciamo e che ci permettono di controllare o neutralizzare l'avversario evolvendo continuamente in base all'evolversi del combattimento che stiamo affrontando.
Tutto questo ovviamente senza regole. Il che non vuol dire che ci ammazziamo durante gli allenamenti anzi, tutto viene eseguito cercando di mantenere il più possibile il controllo quando si ha un compagno di fronte mentre i colpi vengono portati alla massima potenza quando lavoriamo ai colpitori o al sacco.
Lo sparring viene svolto alla fine di ogni allenamento in modo che possiamo applicare (o cercare di applicare) quello che abbiamo imparato durante la parte tecnica della lezione. Ovviamente il combattimento non è a contatto pieno. Dobbiamo avere sempre molto controllo durante tutto lo sparring per evitare di farci male e di far male al compagno. Purtroppo ne risulta un combattimento irreale o semi-realistico ma è l'unico modo possibile che abbiamo per avere un confronto. In questo caso dobbiamo utilizzare delle regole tipo non affondare eccessivamente i colpi e fermarci quando l'avversario lo richiede. Allo stesso tempo però impariamo a lavorare sotto stress, a comprendere, controllare e utilizzare l'adrenalina, la rabbia e la paura. Impariamo cosa vuol dire il timing e la distanza. Impariamo ad usare la fantasia e ad adattarci all'evolversi delle situazioni. Impariamo a lavorare con persone che hanno peso, struttura, età e modi di combattere diversi dal nostro.
Per cui anche se il combattimento poi non è uguale a quello che accadrebbe in una situazione reale, comunque ci serve per imparare un sacco di cose che non potremmo mai capire se non affrontassimo mai un avversario.
In tutto l'articolo ho cercato di utilizzare il "noi" perchè all'interno della nostra scuola siamo tutti allievi e tutti maestri.
Sicuramente alcuni saranno più bravi di altri e questi "più bravi" faranno da guida ai nuovi arrivati o ai meno esperti.
Tutti, anche i nuovi arrivati, hanno il diritto di mettere in discussione le tecniche, proponendone di nuove oppure modificandole, ovviamente poi verranno provate da tutti ed eventualmente sostituite o affiancate alle tecniche. La stessa cosa vale per il metodo di preparazione fisica iniziale. Tutto deve essere il più funzionale possibile e deve aiutare a sviluppare tutte quelle caratteristiche e capacità proprie dell'artista marziale (forza, velocità, equilibrio, dinamismo, movimento).
Arrivati a questo punto possiamo dire che non abbiamo inventato niente di nuovo. Ci limitiamo a copiare e a migliorare. E per fare tutto ciò dobbiamo continuamente imparare cose nuove: se facciamo per anni Muay Thai, ad esempio, saremo bravissimi nello striking ma poco afferrati nella lotta e quindi potenzialmente vulnerabili in una situazione di pericolo reale. Si avrà lo stesso risultato nel momento in cui, dopo anni di pratica di Brazilian Ju Jitsu non sappiamo cosa vuol dire ricevere e incassare un pugno o un calcio.
Per cui dobbiamo ampliare il "campo visivo" imparando il più possibile, eliminando il superfluo e modificando tutto ciò che si può sistemare, senza essere legati a schemi fissi, tradizioni o regole. Incitiamo il più possibile gli allievi a partecipare a stage, corsi e a documentarsi sulle più svariate discipline Marziali per poi rielaborare, mescolare ed unire tutto ciò che può essere utile e funzionale nel caso di una situazione di pericolo reale.
L'evoluzione è forse la parola che ci rappresenta di più in questo momento e che ci ha invogliato a cominciare questo nuovo cammino. Evolvere significa cambiare adattandosi all'ambiente e alle situazioni che ci circondano, nel nostro caso riscopriamo cosa vuol dire evoluzione applicando l'adattamento al combattimento, dapprima concentrandoci sulla fisicità del combattimento per arrivare all'evoluzione interiore.......ma di questo ne parleremo più avanti.
giovedì 19 maggio 2016
venerdì 13 maggio 2016
giovedì 12 maggio 2016
Il Venerdì sera
Oltre a variare di settimana in settimana lo studio dei principi, variamo di giorno in giorno anche il tipo di preparazione fisica.
Il lunedì è "il giorno dei Pao", utilizzati da sempre negli sport da combattimento e nelle Arti Marziali come punto fondamentale per allenare l'atleta all'impatto sul bersaglio in movimento. Sviluppano infatti una grande potenza, resistenza fisica, fiato e coordinazione.
Il mercoledì è "il giorno del circuito": l'ultimo allenamento della settimana è il più massacrante, lo sforzo fisico è portato al limite per sviluppare appieno la forza fisica (non la massa muscolare), la forza esplosiva, la resistenza muscolare ed in parte anche il fiato.
Il venerdì, per "riposare" dopo i due allenamenti intensi del lunedì e del mercoledì, è "il giorno del movimento". Il venerdì come prima parte delle due ore di allenamento studiamo questa caratteristica del nostro corpo così semplice e così complessa.
Perchè quindi studiarla se ci accompagna tutto il tempo, tutti i giorni dell'anno, per tutta la vita?
Appunto per questo motivo, perchè ce la portiamo costantemente dietro e non possiamo farne a meno. E più la studiamo e ci addentriamo nella sua complessità, più capiamo che abbiamo bisogno di studiarla e di approfondirne le caratteristiche.
Come Artisti Marziali dobbiamo essere consapevoli prima di tutto del nostro corpo: ogni singolo movimento deve essere eseguito in consapevolezza, nel miglior modo possibile e con la maggior efficacia possibile. Come Artisti Marziali siamo costantemente sotto pressione perchè dobbiamo richiedere al nostro corpo di muoversi nella miglior maniera possibile, sia quando stiamo evitando un attacco, sia quando lo stiamo portando, nel momento in cui dobbiamo recuperare l'equilibrio e nel momento in cui decidiamo di far perdere l'equilibrio all'avversario.
Viviamo in un mondo in cui il movimento viene sempre più semplificato, smussato, eliminato.
Pensiamo alla scuola, che costringe i bambini a star seduti immobili per ore, all'ufficio in cui lavoriamo in cui siamo seduti immobili per tutto il giorno. La società moderna, per quanto moderna ed evoluta che sia, fa si che la nostra mente si espanda e migliori con concetti e conoscenze dapprima sconosciuti ma per contrario, ci atrofizza fisicamente. Per questo poniamo l'attenzione almeno una volta alla settimana a risvegliare il corpo con esercizi che lo aiutino a migliorare e a rifare movimenti ormai dimenticati.
Contrariamente a quanto si crede, non lavora solo il corpo: anche il cervello è costretto a mettersi all'opera per riorganizzare ogni singolo muscolo che si adopera per eseguire questo nuovo movimento, creando nuove sinapsi e lavorando in maniera spaventosa. Pensiamo a quanto sia semplice respirare, ormai il corpo è abituato a farlo e non dobbiamo più pensarci. Ora pensiamo a quanto sia difficile eseguire un salto mortale o per alcuni una semplice capriola. Tutto questo perchè il corpo non ha la coordinazione necessaria per eseguire il movimento ed il cervello non ha ancora lavorato abbastanza per assimilare la concatenazione di azioni necessaria per eseguire il processo.
Già dai primi semplici esercizi, si può notare con che fatica si fanno, quanta concentrazione dobbiamo utilizzare per eseguirli e quanto sudiamo mentre li svolgiamo. Tutto questo perchè per noi (per il nostro corpo e per il nostro cervello) sono cose nuove o meglio cose che sapevamo fare ma che non abbiamo più fatto e quindi sono finite in fondo alla nostra mente ed ora facciamo fatica a ritrovarle.
Più esercizi facciamo, più movimenti conosciamo e più il nostro corpo sta meglio. Gli acciacchi dovuti alla stabilità causata ad esempio dal lavoro sedentario (ufficio, autotrasporto) vengono risistemati rimettendo in mobilità il corpo.
La nostra struttura ossea e muscolare sono fatte per il movimento, non per l'immobilizzazione. Perfino quando dormiamo il nostro corpo si muove. Allo stesso tempo quando acquistiamo la più costosa sedia da ufficio, ergonomica, massaggiante e performante, dopo qualche ora sentiamo comunque il bisogno di muoverci.
Per questo dobbiamo imparare a farlo nel miglior modo possibile, stupendoci continuamente delle infinite possibilità che il nostro corpo ha di muoversi, delle incredibili cose che riesce a fare e che possiamo fare.
Il movimento è bello, è parte di noi e ci da la vita. Dobbiamo solo imparare a muoverci.
venerdì 1 aprile 2016
Principi fondamentali
Nella nostra scuola ci occupiamo principalmente dello studio di Principi.
La base di partenza dei nostri atleti inizia con l'apprendimento di singole tecniche di attacco, difesa e spostamento che derivano dalle Arti Marziali più efficaci del combattimento, dette "tecniche base".
Impariamo perciò ad usare piedi, ginocchia, anche, spalle, gomiti, mani e testa. Impariamo a spostarci nello spazio che ci circonda senza dover ancorarci a schemi fissi o posizioni strane e sregolate. Impariamo a sensibilizzare il nostro corpo in base ai tempi e alle reazioni di chi ci sta di fronte.
Tutto queste "tecniche base" in sè non ci permettono di uscire vivi da un contesto pericoloso, ma sono come i pilastri su cui si regge l'intero palazzo che è il nostro sistema di combattimento.
Quello che fa la differenza in queste situazioni, sono i PRINCIPI costantemente presenti nelle nostre lezioni e in ogni tecnica concatenata che portiamo.
In una situazione di difesa, ad esempio quando riceviamo un attacco, impariamo a concatenare i seguenti principi:
01 – Devio
03 – Schivo
04 – Blocco a zero
05 – Rompo
le armi avversarie
Gomitate sui pugni (o avambracci)
Colpi sui
muscoli (o sui tendini)
Leve
improvvise sulle giunture
In un contesto di corpo a corpo sfruttiamo questi principi:
01 – Ruoto la
testa dell'avversario
02 – Spazzo
03 – Impedisco
lo spostamento
Blocco il
piede pestandolo
Blocco il
piede ostacolandolo
Durante l'ultima ora di lezione giornaliera studiamo uno di questi principi, a volte singolarmente, a volte con l'aiuto di un compagno.
Ogni settimana è dedicata ad un principio diverso, che si ripete nelle tre lezioni dedicate con tecniche concatenate differenti: anche se l'allievo dovesse mancare ad una lezione, in questo modo riuscirebbe a lavorare a quel principio almeno due volte.
Animal Flow Training
Bellissimo metodo di allenamento che abbiamo provato mercoledì in palestra.
Perfetto per sviluppare la coordinazione, la resistenza, la motricità e la propriocezione.
Perfetto per sviluppare la coordinazione, la resistenza, la motricità e la propriocezione.
venerdì 1 gennaio 2016
Corso Estivo Intensivo 2015 con il Maestro Valerio Zadra
Anche quest'anno, come ogni anno, a Zovencedo in provincia di Vicenza, il Maestro Valerio Zadra ha tenuto il Corso Estivo Intensivo di 10 giorni: rigorosamente dal 1 al 10 agosto.
Potrei star qui a descrivere in maniera tecnica ed approfondita le fasi del corso, il significato spirituale e filosofico dell'esperienza, ecc ecc...
Invece vi riporto la mia semplice esperienza, descritta nel più semplice dei modi, come l'ho vissuta in prima persona e come ne sono uscito.
1° giorno
Sabato: lavoriamo solo il pomeriggio.
Arriviamo a casa del Maestro a Zovencedo con un cielo che minaccia il classico temporalone estivo.
Il primo pensiero è stato: "meno male che non c'è il sole altrimenti sarà da morire!".
Dopo aver salutato nuovi e vecchi compagni di allenamento, facciamo un piccolo briefing col Maestro per l'organizzazione del corso e la vita di gruppo in casa; gli allievi che vogliono possono fermarsi a dormire a casa del Maestro che mette a disposizione alcuni letti, possono inoltre utilizzare la cucina per farsi da mangiare a pranzo e a sera.
Usciamo all'aperto. Siamo in 6: in quattro lavoriamo a mani nude, Alessandro si ferma solo qualche giorno e quindi studia le danze sacre, il sesto, Nicola, per lui questo è il terzo anno di corso intensivo, studia le armi bianche corte.
Prima di tutto un po' di corsa, rafforzamento con flessioni e addominali e concludiamo con un po' di stretching.
Principianti o esperti, oggi si parte con la posizione di base.
Essendo il corso istruttori base, si studiano e si approfondiscono le basi del Taran Devak partendo appunto dalla posizione.
Siamo tutti allievi e praticanti ormai da parecchio tempo per cui il Maestro può permettersi di velocizzare e di non soffermarsi molto ogni singola tecnica studiata: questo è un bene per noi e lo vedrete più avanti.
Dopo qualche ora passiamo agli spostamenti, punto fondamentale dell'Arte (ma questo ve lo spiegherò in un altro post), ed inizia a piovere; poco importa, tanto eravamo già fradici di sudore.
Su quella terrazza di cemento grezzo lasciamo buona parte delle suole delle scarpe imparando a ruotare, avanzare e schivare, unico sollievo è appunto la pioggia che intanto si è fatta più fitta e le gocce sempre più forti iniziano quasi a far male sulla faccia.
Dopo tre orette arrivano "i 5 minuti di pausa". Impossibile descrivere la sensazioni di sedersi e rilassarsi in questi minuti, mentre i muscoli ancora pulsano e la testa inizia a dare i primi segni di affaticamento.
"Avanti, al lavoro" ci incita il Maestro.
"Dai che mancano solo due ore" quasi ci azzardiamo a pensare, "che per caso non ci senta il Maestro".
Iniziamo il lavoro in coppia: spostamenti col bastone.
I Krabi sono l'equivalente delle nostre sciabole militari, fine e lunghe. Per gli fare questo tipo di lavoro in coppia le utilizziamo di Rattan: legno di giunco.
L'unico problema è che vengono utilizzate come una frusta per cui, se non siamo veloci, esplodono in un rumore secco, come uno schiaffo, sul nostro corpo.
Lividi e gonfiori ci accompagneranno per i prossimi giorni dovuti appunto alla nostra incapacità di muoverci rapidamente per non essere raggiunti dai fendenti. Sono le "botte educative" come le chiama il Maestro: a livello inconscio insegnano al corpo cosa fare per non star male, un pò come quando si tocca il fuoco.
Continuiamo così fino a sera e dopo 5 ore di pioggia misto sudore e lividi la giornata si conclude.
Torniamo a casa (Nicola ed io) mentre gli altri dormono a casa del Maestro.
Mezzoretta di macchina, porto fuori il cane e gioco un pò con lei, doccia veloce e metto su la cena sognando il letto.
La notte dormo come un sasso e la sveglia arriva presto: alle 7:00 devo essere a Zovencedo.
2° giorno
"Ok dai, è il secondo giorno, ieri 5 ore sono passate in fretta, oggi andrà sicuramente meglio"
Bisogna sempre partire positivi...
Da oggi gli allenamenti si svolgeranno al campo da calcetto/pallavolo di Zovencedo: terreno perfetto per consumare la suola delle scarpe durante gli spostamenti e i gomiti quando cadiamo per terra.
La temperatura è accettabile, i 21 gradi e l'arietta fresca mentre appoggiamo l'attrezzatura lungo la parete di confine fanno drizzare i peli sulle braccia. Il cielo è ancora nuvoloso, speriamo che duri.
Partiamo con una corsetta leggera, le solite tecniche di rafforzamento e il nostro stretching.
Le mattine sono dedicate al ripasso del programma svolto nei giorni precedenti. Ogni giorno un allievo si dedica a pianificare lo svolgimento della giornata decidendo cosa fare e quanto tempo dovremo dedicare ad ogni singola attività. Questo ci permette di imparare a gestire la lezione che eventualmente andremo svolgere con la qualifica di istruttore una volta passato l'esame e aperto dei corsi nostri. Ovviamente il Maestro ci controlla sempre e tiene conto anche di questo nella valutazione finale.
Per qui oggi spostamenti fino all'ora di pranzo fortunatamente con le nuvole in cielo che ci riparano dal torrido sole di agosto.
Montiamo in auto e ci spostiamo a casa del Maestro dove i ragazzi accendono i fuochi in cucina per prepararsi il pranzo ma prima di tutto si levano la divisa fradicia e la stendono al sole ad asciugare.
Io trovo sollievo sedendomi sul pianerottolo delle scale: la vista dei monti verdi di fronte e l'arietta fresca che arriva mi rilassano e mi tolgono la stanchezza.
Nonostante i miei compagni insistano perchè mi sieda con loro, questo posto diventerà il mio tavolo da pranzo per i prossimi 8 giorni.
Li non penso a niente, il mio sguardo si perde nel verde degli alberi e la testa si svuota mentre mastico piano l'insalata di riso.
Il sabato mattina prima di iniziare il corso ho fatto una bella pentola di riso che condirò con un condi-riso e qualche altra verdurina sottolio aggiunta. Il mio pranzo poi si conclude con un pacchetto di cracker integrali e due cucchiaini di malto d'orzo liquido per recuperare gli zuccheri.
Le merende a metà mattina e a metà pomeriggio invece, sono a base di integratori comprati nel supermercato vicino casa.
Pranzo veloce e, mentre gli altri stanno ancora finendo, mi sdraio sul divano letto del soggiorno e dormo una mezzoretta.
Il pomeriggio iniziamo a lavorare sulle tecniche base: pugni, gomiti, calci e ginocchia.
Prima a vuoto e poi sui colpitori.
Sempre più forte, sempre più potenti, le spalle bruciano e i quadricipiti tirano.
"Su la guardia"
"ish"
"più forte"
"ish"
"ruota quel piede"
"ish"
"il doppio"
ripetuti all'infinito come un mantra
"ish"
"ish"
"ish"
I gomiti sbucciati dal rafforzamento della mattina bruciano con l'aiuto del sudore a contatto dei pao; il sangue che scende e li macchia è l'ultimo dei nostri pensieri.
La sera arriva in fretta: macchina, casa, cane, cena, doccia e letto.
3° giorno
Alessandro è dovuto ripartire per tornare a casa e a noi spetta una bella sorpresa: al campetto ci aspetta Rossana, istruttrice di Taran Devak che mi ha insegnato per quasi due anni alla scuola di Pozzolo; terrore di tutti noi per il suo allenamento durissimo e massacrante.
Questa mattina passiamo le prime due ore ad apprendere metodi ed esercizi di preparazione fisica, cardio-muscolari e stretching.
Siamo stanchi, la notte nessuno ha dormito: mentre la testa voleva riposare il corpo era ancora in fase allenamento e spesso ci risvegliavamo a causa di qualche pugno o calcio involontario.
Oggi sarà durissima......nessuna nuvola: sole.
Fino alle 10 l'ombra delle case dietro ci salva poi un pò alla volta la pelle inizia a bruciare e sudiamo il doppio. Cominciamo a dare i primi segni di cedimento: la nostra parte razionale è sul chi va la e ci intima di fermarci prima che sia troppo tardi ma siamo guerrieri o comunque siamo qui per diventarlo, per cui andiamo avanti.
Durante l'esecuzione di una tecnica Giò (così soprannominato dal gruppo) allunga un po' troppo la gamba e si stira l'inguine: inizia il suo calvario.
Ci facciamo forza a vicenda, se non fossimo una squadra ed un gruppo compatto avremmo già abbandonato.
Gli consigliamo di fermarsi ma lui vuole continuare, vuole finire il corso e vuole dare l'esame.
Purtroppo questo gli risulterà fatale.
Pranzo e riposino.
Arriviamo al campetto, neanche una nuvola, il sole delle 14 ci fa bollire la testa.
Fortunatamente Valeria, la figlia del Maestro ci suggerisce di spostarci dietro la sala comunale sulla piazza del paese: per tutto il pomeriggio abbiamo a disposizione 4 metri di ombra che ci salveranno la vita.
Ci spostiamo li e iniziamo con lo studio delle tecniche.
Nausea, vertigini, voglio andare a casa, sono stufo e non ho più voglia.
Ma siamo li, tutti, e stiamo tutti male: si va avanti.
Ogni tecnca è sempre più difficile, ogni volta che cado a terra mi serve qualche secondo per riprendermi e non vomitare.
In qualche modo arrivo a sera ma oggi non ho fatto niente o comunque ho imparato poco.
La parte di cervello razionale prende il sopravvento: sono distrutto...voglio andare a casa e dormire per un giorno intero.
Prima di salutarci riferisco al Maestro che non ce la faccio più, che ho intenzione di fare il corso per imparare e non per stare male, i ritmi sono troppo duri per me e se sto già male al terzo giorno, non credo proprio che arriverò alla fine.
Il Maestro ci rimane molto male e cerca di risollevarmi il morale, molto più mal ridotto del mio corpo.
I miei compagni mi sono vicini e mi danno forza; non so proprio cosa fare e soprattutto non so se ce la farò.
Alla fine vado a casa al telefono con la mia famiglia, tutti cercano di tirarmi su e di incoraggiarmi.
Mangio, pastiglietta di Tacchipirina, doccia e letto, Intanto alla sera arriva qualche messaggio dal Maestro e dai ragazzi.
Suona la sveglia alle 5:30 e rotolo nel letto per un quarto d'ora cercando le motivazioni per alzarmi.
Altra pastiglietta di Tacchipirina (come consigliatomi dal Maestro) e monto in macchina.
4°giorno
Come sempre arrivo al campetto 5 minuti prima degli altri: mi godo l'arietta fresca mentre faccio un pò di stretching.
Le Tacchipirine hanno fatto effetto: sono riuscito a dormire e riposare, e va già un pò meglio.
Sono tutti contenti di vedermi anche se purtroppo Giò non riesce nemmeno a camminare ma arriva lo stesso al campetto e trascorre la mattinata imparando e provando esercizi di visualizzazione con l'assistenza del Maestro Valerio.
Il Maestro mi dice di non sforzare molto oggi per non avere una ricaduta e io seguo volentieri il suo consiglio.
La mattinata è dura: siamo tutti stanchi e anche da parte degli altri miei compagni iniziano ad arrivare i primi segni di cedimento. La concentrazione vacilla mentre facciamo gli spostamenti col bastone e le gambe iniziano a cedere mentre i calci colpiscono i pao.
Poi passiamo al ripasso delle tecniche in coppia: ci spostiamo sotto gli alberi nel parco.
Ormai abbiamo formato le coppie fisse distribuendoci per peso: Denis ed io, Olaf e Giovanni.
Pranzo, tacchipirina x me e oki per Giò, poi si riposa una mezzora.
Nel pomeriggio ci raggiunge Marco che starà con noi tutti i pomeriggio e farà coppia con Nicola per studiare il programma di armi corte.
Il resto della giornata passa nella solita maniera: il Maestro ci fa vedere le nuove tecniche, noi le proviamo e poi le trascriviamo. Succhi di frutta, acqua + polase e barrette energetiche ci accompagnano per tutti il giorno; i muscoli ringraziano ma il fegato è in lacrime.
Giò è messo male, fa fatica a camminare, ogni movimento è un coltello piantato nella gamba.
Fa quello che riesce.
5° giorno
Giò è ancora KO per cui ci alterniamo fra noi tre.
Nonostante continuiamo ad insistere, lui vuole provare le tecniche finchè non scoppiamo: Olaf che non vuole fargli male durante l'esecuzione delle tecniche, ne prova una con noi ma Giò si offende credendo che Olaf non voglia più allenarsi con lui. Purtroppo la testa è stanca il fisico ancora di più e ogni situazione crea delle tensioni incredibili all'interno del gruppo.
Riusciamo a chiarirci e il pomeriggio lo passiamo a ripassare.
Il pomeriggio studiamo le tecniche e Giò si sforza di provare.
Ma gli risulta molto difficile e anche Olaf ne risente perchè non riesce ad eseguire le tecniche al meglio per non far ancora più male a Giò: il morale è sempre più a terra.
I prossimi giorni trascorrono alla solita maniera: la mattina è una disperazione per il fisico, il pomeriggio è una disperazione per la testa.
C'è da dire una cosa però, siamo entrati in uno stato mentale in cui il corpo è in modalità supereroe per cui cadiamo e ci alziamo come dei robot, senza provare dolore e senza più lamentarci. Non sentiamo più la fatica dei primi giorni, la testa ormai è in Trip e continuiamo per inerzia.
E' una sensazione strana, difficile da spiegare.
Da quando abbiamo superato le crisi, il corpo e la mente hanno cambiato le priorità e hanno abbandonato la razionalità.
Ora dobbiamo arrivare fino alla fine.
Concludere il corso per me e superare l'esame per gli altri.
9° giorno
Oggi Giò ci abbandona, torna a casa.
Non riesce a muoversi nonostante gli antidolorifici e gli antinfiammatori.
Il Maestro lo accompagna alla stazione del treno a Vicenza.
Noi passiamo la mattina a ripassare, cerchiamo di utilizzare la giornata per recuperare un pò di energie in modo che domani Olaf e Denis riescano ad affrontare l'esame al meglio.
Non darò l'esame domani, per cui cerco di seguire al meglio i miei compagni ed avendo una preoccupazione in meno riesco a correggerli e a rimanere più concentrato per aiutarli.
L'esame
E' arrivato il giorno tanto temuto.
Ritrovo in piazza a Zovencedo per poi spostarci alle vecchie cave sopra la collina.
C'è un bel pò di gente che è venuta ad assistere: praticanti, non praticanti, istruttori, parenti e amici.
I ragazzi sono tesi, si nota un pò di insicurezza ed agitazione.
Il primo ad iniziare è Marco che da l'esame per il secondo Khandam.
Inizia per primo perchè poi deve andare a lavorare e comunque il suo esame non dura più di un'ora e mezza.
Poi entrano Denis e Olaf.
Cominciano con gli spostamenti e qui esplode l'agitazione: entrambi sbagliano quasi subito alcuni spostamenti ed il Maestro scherzosamente segna ed entrambi con la penna la "S" di sinistra sulla mano.
Da li in poi tutto fila liscio: tecniche a vuoto, tecniche sui Pao e tecniche in coppia si susseguono tenendo noi "spettatori" con gli occhi incollati.
Concludono le tecniche in coppia, Ram Muay e poi è ora di combattere.
La danza è bellissima, i ragazzi sono concentrati.
Gli facciamo indossare le protezioni e iniziano i round di striking: tutto è permesso, a parte i morsi ma solo perchè sul caschetto c'è la griglia.
E' una bella battaglia e si vedono dei bellissimi scambi di colpi. Ogni tanto i ragazzi finiscono a terra e proseguono li la lotta.
Nonostante la stanchezza e lo sfinimento riusciamo a vedere delle belle tecniche pulite, scambi veloci.
Via le protezioni: si passa al Brigghar.
Lotta celtica a mani nude, niente colpi, solo prese, leve, strangolamenti e chiavi: i ragazzi rotolano sul duro della roccia incuranti delle botte.
Finita.
Ragazzi avete cocluso la battaglia e ne siete usciti vincitori.
Alla fine sfiniti restano sdraiati al suolo mentre il Maestro li annaffia con una bottiglia di acqua ghiacciata.
L'esame è andato molto bene, entrambi usciti con 8/10: istruttori.
La felicità si vede sugli occhi di tutti ed esplode in lacrime ed abbracci.
Raccogliamo tutto e ci avviamo a casa del Maestro dove ci aspetta l'ultima tappa di questa giornata: il Way Kru il rito per cui i guerrieri stringono fra di loro un patto di fratellanza dentro e fuori la palestra, a casa o durante la battaglia.
L'incenso, le preghiere, l'unguento sulla fronte e il liquore bevuto assieme dalla stessa coppa fanno recuperare le forze a Denis e a Olaf e fanno rafforzare ancora di più il legame che abbiamo stretto in questi 10 giorni anche con i ragazzi presenti che hanno affrontato l'esame gli anni precedenti.
Ora manco solo io: dovrò aspettare ancora qualche settimana per decidermi e parlare ancora un pò con i miei compagni.
Decido che sarà in dicembre.
Nell'annunciarlo ai ragazzi ricevo commenti di approvazione.
Il nostro Maestro ne è entusiasta e anche le persone a me vicine.
Il giorno tanto atteso alla fine arriva in anticipo: l'ultima domenica di novembre.
Da agosto ad ora ho continuato ad allenarmi in palestra e con i miei compagni, soprattutto con Olaf che si è reso disponibile per farmi da partner anche durante l'esame.
Ci saranno 8 gradi alla cava, ma l'umifdità che ci circonda ne fa percepire parecchi di meno.
Il pavimento di dura roccia e scivoloso e le scarpe non fanno molta presa mentre proviamo la tenuta.
Togliamo un pò di foglie marce dal campo d'azione in modo da evitare i rischi, un pò di stretching e riscaldamento mentre il Maestro prepara le carte e siamo pronti a partire.
Il Maestro chiama Olaf al suo fianco e gli chiede di dare il comando per gli spostamenti di base molto che eseguo con qualche incertezza dovuta alle condizioni del pavimento.
Subito dopo Olaf impugna il Krabi e si posiziona di fronte a me per farmi fare gli spostamenti in coppia: anche qui il pavimento non mi è amico.
Passo quasi subito alle tecniche a vuoto e per agevolarmi il Maestro mi fa spostare su una parte della cava in cui ci sono delle fogli secche, erba e terra che aumentano il grip delle scarpe.
Fortunatamente grazie a questo espediente riesco ad eseguire calci e ginocchiate nel lmigliore dei modi senza scivolare o perdere l'equilibrio.
Olaf impugna i Pao e inizimo il lavoro di potenza: mentre lancio i pugni e i gomiti mi vengono in mente i mantra del Maestro: "il doppio, il doppio", "più forte, più forte", "ish, ish, ish".
Arrivato a metà dei calci le gambe iniziano a tremare ma il pensiero che i miei compagni erano qui ad agosto mi fa dimenticare la fatica e mi fa andare avanti con più convinzione.
Giù i Pao e iniziole tecniche in coppia partendo dalle difese da Pugno.
Dopo mesi di ripasso le filastrocche ormai mi escono dalle orecchie per cui non ho problemi sulla successione delle tecniche.
Ogni tanto mi blocco perchè la stanchezza mi annebbia la mente ma parto subito dopo deciso.
Pugni e clinch con Olaf mentre Denis lo sostituisce per i calci e la lotta.
Le 120 tecniche si susseguono con qualche secondo di sosta tra una e l'altra soprattutto perchè il fisico inizia a cedere e la testa fa un pò di confusione.
Dopo quasi 3 ore ho concludo il lavoro in coppia.
Il Maestro mi fa indossare il Mong Kol per il Ram Muay e con le mani giunte in preghiera che fanno da ponte appoggiandosi tra la mia fronte e la sua, recita alcuni mantra.
Mi inginocchio per iniziare e durante i 3 saluti al Buddha, al Dharma e al Sangha le 3 ore precedenti spariscono: la mente sembra essersi ripresa del tutto e il corpo risponde bene.
Eseguo la danza molto bene, sono molto contento di come è riuscita.
Olaf intanto inizia ad indossare le protezioni per combattere con me.
Ora è "il momento della verità" si combatte.
Di fronte ho un avversario davvero difficile da affrontare: Olaf, più di 20 kg di differenza di peso, colpi potenti e pesanti, molta più esperienza di me nel combattimento.
E' molto tempo che non combatto seriamente e purtroppo ne risentirò parecchio, i colpi entrano e sono devastanti, la griglia del caschetto toglie una buona parte di visuale, ogni pugno che entra gira il caschetto e mi acceca, le gambe non tengono più e il morale continua ad abbassarsi ad ogni colpo che incasso.
Vorrei togliermi i guanti e andare a casa.
Il Maestro mi incita a colpire Olaf, quando sono a terra sfinito i miei amici attorno mi urlano incoraggiamenti e fanno il tifo. Il fiato è finito da un pezzo e la mente se ne sta andando.
Qualche colpo riesco a portarlo a segno ma la superiorità di Olaf è netta.
Togliamo le protezioni e passiamo alla lotta.
Niente striking, solo grappling, sempre con Olaf: sono in svantaggio ma alla fine è combattendo con i più forti che si migliora.
I primi minuti passano veloci mentre le braccia si muovono come serpenti attorno al collo e alle braccia avversarie.
Ogni volta che però finisco al suolo il peso del mio avversario mi schiaccia e non riesco più a muovermi anche perchè non ho più forze. Le braccia sono stanchissime e non riesco ad afferrare, le gambe sono molli e non riesco a far leva per girarmi.
D'un tratto finisce tutto e finalmente respiro.
Resto al suolo guardando il cielo e scoppio a piangere, come i miei compagni ad agosto.
Sembra impossibile, è finita.
Abbracci, pacche sulle spalle, strette di mano, non mi sembra neanche vero.
Restiamo a chiacchierare ancora un pò e poi iniziamo ad avviarci.
Finalmente anch'io ho superato questo tremendo esame che suscita in tutti quelli che ne sentono parlare brividi e pelle d'oca; ma è solo un piccolo traguardo nel mondo delle Arti Marziali, il cammino che ci aspetta è ancora lungo: la cintura nera ed il diploma di istruttore servono a poco in questo momento, quello che conta è che io, assieme ai miei compagni ho concluso questa grande sfida.
Grazie Maestro Zadra per averci accompagnati lungo questo cammino.
Grazie Nicola, Olaf, Denis, Alessandro e Daniele per avermi aiutato a superare questa prova.
Grazie alla mia famiglia per avermi incitato e spronato a continuare.
Tutto questo è Krabi Krabong.
Tutto questo è Taran Devak.
giovedì 8 ottobre 2015
Allenamento di lunedì 05 Ottobre 2015.
Questa sera sono venuti a trovarci Stefano e Daniele che hanno dato una mano al Maestro Valerio a seguire i ragazzi nuovi.
Noi ai pao, il Maestro volteggia il bastone con il piccolo Luca.
Gli istruttori Stefano e Daniele concludono la serata con alcuni combattimenti liberi di sciabole Dab assieme al Maestro, Nicola ed io seguiamo i nuovi iscritti mentre eseguono gli spostamenti di base, Gli altri ragazzi continuano il lavoro sui pao.
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