Studio, ricerca e perfezionamento sul mondo delle Arti Marziali e del Combattimento
"ARTE": nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza.
"MARZIALE": relativo a Marte, dio della Guerra; tutto ciò che riguarda la guerra.



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giovedì 30 gennaio 2014

Combattimento

Il Monaco Guerriero mentre fronteggia il nemico, in uno stato di totale presenza, fermo nel suo Centro, la mente immobile, le emozioni assenti, il corpo in equilibrio, il respiro sotto controllo, l’attenzione orientata all’interno non meno che all’esterno... a un certo punto accade qualcosa: vede che l’avversario che si muove dentro di lui, è solo un prodotto della sua psiche, l’estensione d’una zona sconosciuta della sua anima. Diviene così consapevole che gli eventi non accadono a lui, bensì dentro di lui. 
Questo è il risveglio interiore del Guerriero dello Spirito e a ogni nuova battaglia tale risveglio può accadere. (Salvatore Brizzi)

lunedì 20 gennaio 2014

Essere guerrieri…Cosa significa?

Mi permetto di copiare un Post scritto dal mio Maestro Valerio Zadra qualche mese fa.


Probabilmente appartengo al passato, anzi, sicuramente appartengo ad un passato oramai scomparso. Non lo nego, mi sento un dinosauro. A volte parlo con i miei allievi, sforzandomi di mostrare loro una strada da seguire, cercando di far comprendere qual è il mio ideale di guerriero. Cercando di mostrare quanto è diverso da tutto ciò che loro hanno sempre identificato con il guerriero.

E’ qualche anno che appartengo al popolo di Facebook, sono iscritto a svariati gruppi che trattano le arti marziali e ho un sacco di “amicizie” tra praticanti, maestri ed agonisti che fanno sport da combattimento eppure mi sento cosi solo e così lontano da loro. Ciò che vedo loro pubblicare in bacheca o sui loro diari spesso mi manda in depressione. Quello che penso e cerco di realizzare mi pare assolutamente distante da quello che fanno e predicano. Mi sconvolge la passione fascistoide, di estrema destra, per il culto del boxer, del fighter risoluto che combatte e si fa spaccare sul ring per pochi soldi, molto spesso gratis…. Mi sconvolge come si cerchi di far passare per un valore portante della vita e tratto distintivo del “vero uomo” mostrare al mondo il proprio coraggio ed il proprio valore, massacrando o facendosi massacrare da qualcuno che non si conosce, senza nessuna ragione, su di un ring. Io non ci vedo nulla di eroico e molto di triste.

Si confondono e si mescolano sistemi valoriali diversi fra di loro. Nulla di male nell’agonismo, come dice anche un mio amico, è un inevitabile incidente di percorso. L’ho fatto anche io e ne sono orgoglioso; nutro anche moltissima stima per atleti che si sottopongono ad allenamenti estenuanti per poi potersi misurare vittoriosi sul ring.. L’errore è solo di concetto; consiste nel mescolare le carte, nel renderlo l’unica ragione di vita e di pratica di un arte marziale.

Guerrieri non sono soltanto coloro che hanno il coraggio di salire su di un ring e massacrarsi di botte. Non è necessario provare chi dei due è più forte per sentirsi uomini e guerrieri. Come esperienza di vita ci può anche stare, ripeto, l’ho fatto anche io e non è che me ne vergogno, ma non limitiamo la nostra mente ad interpretare la figura del guerriero solamente in quel modo.

Eroe e guerriero per me sono altre tipologie di persone; lo è uno come Gandhi oppure altra guerriera formidabile, Aung San Su Ky in Birmania, eroi e guerrieri sono migliaia di persone che non hanno mai calcato un ring e non hanno mai indossato un paio di guantoni, ma quotidianamente si spendono per salvare vite umane rischiando la loro. Guerrieri sono anche uomini e donne che sopportano stoicamente sacrifici disumani per garantire un futuro ai figli.

Alcuni poi esaltano la figura del combattente opponendola a quella dei deboli filosofi ed intellettuali, presentati come dei debosciati, dimenticando che fin dal passato ci sono state figure di filosofi che sapevano essere all’occorrenza autentiche macchine da combattimento. Socrate, Platone, Aristotele, Senofonte e moltissimi altri per arrivare ad artisti come Michelangelo e Caravaggio erano persone di cultura straordinaria ed enciclopedica che combattevano spietati come autentici terminator in battaglia o in duello. Basta leggere la loro vita per capire quale livello di maestria avevano anche come combattenti.

La pratica di uno sport da combattimento o di un’arte marziale non sono in opposizione con la cultura ed io sono qui per cercare di testimoniarlo di persona. Per salire su di un ring o combattere non bisogna essere per forza persone rozze ed ignoranti. Io la chiamo Sindrome di Tarzan….Tarzan, l’uomo scimmia di Egdar Rice Borrougs, stava benissimo in mezzo alla giungla e sapeva sopravvivere ed adattarsi perfettamente ad ogni avversità, ma una volta divenuto Lord Greystoke, con la stessa naturalezza poteva citare frasi in latino, danzare il Valzer, consigliare il vino migliore per la portata, essere un perfetto e squisito gentleman, salvo poi dormire sul pavimento o correre ad arrampicarsi su di una pianta. Uso questo esempio per far comprendere come le due cose, disciplina marziale e cultura non solo possano convivere bene assieme, ma dovrebbero viaggiare sempre assieme.

Invece spesso inciampo in post fascisti in cui vi è l’esaltazione mistica del boxer thai o di MMA, immancabilmente coperto di sangue che però non si arrende, con volto truce e cattivo che inneggia al coraggio e ad una sua presunta supremazia morale solo perché lui fa quelle cose li. Post dove si esalta la figura di Mussolini che da le case agli italiani, dimenticando gli stermini di massa compiuti da noi italiani in Africa e le sciagure della guerra con milioni di morti, lutti e povertà. Tutte belle cose in cui ci ha scaraventato questo imbecille, ma opportunamente non menzionate.

Altri post paragonano Occhipinti e Carlo Giuliani come l’eroe e l’antieroe, mescolando situazioni assolutamente diverse. Occhipinti non era un eroe, ma un sicario prezzolato che veniva profumatamente pagato dalle multinazionali del petrolio affinché proteggesse i loro interessi. Se fai il mercenario e ti va male, sai che fare una brutta fine è inevitabile, sei pagato anche per rischiare. Non sei morto per salvare vite innocenti. Ma siccome questo contractors ha detto che fa vedere a tutti come muore un italiano, allora diventa subito un eroe da esaltare. Basta stronzate per favore….fatico a sopportare oltre….anzi, non ce la faccio proprio più… Giuliani ha sbagliato, io non lo voglio difendere, ma non mescolate tra di loro cose che non centrano un cavolo. Il guaio poi è che, se tu critichi una cosa, automaticamente devi essere dalla parte opposta e dunque uno sporco comunista…Uno non è libero di essere contro entrambi i punti di vista…

Vedo ancora post dove vecchi rincoglioniti, ex paracadutisti novantenni, affermano che se fossero più giovani, andrebbero a liberare con un raid i marinai italiani in India. Dimenticando che l’India è potenza nucleare ed ha Forze Speciali anche meglio addestrate delle nostre, questi cretini non esiterebbero un istante a far tranquillamente scoppiare una guerra tra Italia e India per due marinai, come se noi poi fossimo pure in grado di vincerla. La pulce che dichiara guerra all’elefante. E stormi di persone, amici Facebook, pubblicano queste stronzate infinite senza vergogna alcuna, ma anzi con orgoglio patriottico, inconsapevoli della follia totale di queste farneticazioni deliranti. Non c’è nulla da fare, la pazzia dilaga ed è incontenibile, quel che è peggio, pare essere pure contagiosa.

Rimango basito, sconvolto e incredulo. Per me che conosco la storia discretamente, sono tutti colpi allo stomaco. Facebook mi restituisce in una cornice, in una vetrina visibile, tutto il delirio, l’alienazione e l’ignoranza abissale dell’italiano medio, abituato a ragionare con la pancia e che ha rinunciato al suo cervello….

Guerriero significa innanzitutto equilibrio, centratura, equidistanza dagli estremi, capacità di analisi ma anche generosità e altruismo. Ragione e passione, cultura e disciplina, che si fondono ed agiscono sinergicamente per aiutarci a conoscere meglio noi stessi e per metterci al servizio degli altri. Tutti noi abbiamo limiti e debolezze, punti di forza e fragilità. Guerriero è colui che sa riconoscere tutte queste tensioni dentro di se. Perfettamente consapevole di queste cose, con modestia ed umiltà, lavora per migliorarsi costantemente, riconoscendo i propri errori e cercando di imparare da essi. Il guerriero cui mi riferisco io, si adopera sempre per la pace, mai per la guerra. Se serve l'azione sa essere efficace e risoluto, ma farà tutto il possibile per evitarla.

So che questo scritto forse darà fastidio a molti amici Facebook, però ogni tanto anche io avverto il desiderio di far sapere esattamente come la penso e spero che, anche se non condividete le mie opinioni, quantomeno ne apprezziate la schiettezza e la sincerità.

venerdì 4 febbraio 2011

Crisi

Oggi siamo tutti in crisi, ogni giorno leggiamo sul giornale della crisi economica, insomma pare che crisi sia una parola molto utilizzata, quante volte diciamo "ah guarda in questo periodo sono proprio in crisi" quasi per darci una giustificazione o per evitare eventuali scocciature / problemi.
Diamo alla parola crisi un significato completamente negativo, ma come il Tao insegna non può esserci solo negatività in una cosa, allora è interessante capire che la parola stessa crisi (krisis) nell’antica Grecia significava, allo stesso tempo, sia pericolo che decisione, e addirittura se osserviamo l'ideogramma cinese di wei ji vediamo che è composto da 2 simboli: pericolo e opportunità.
Quindi alla fine ogni crisi o cambiamento nella nostra vita lo potremmo vedere come una opportunità di cambiamento, credo che soprattutto crescendo l'uomo tenda a diventare sempre più statico e rigido aggrappandosi alle certezze (che poi certe non sono eheheh) e vivendo il cambiamento come una sorta di fatica angosciante.. piuttosto dovremmo imparare a essere più morbidi, cedevoli, come insegnano le Arti Marziali.
Non è facile sicuramente però credo che dare alla crisi anche una valenza in parte positiva ci faccia evitare di piangerci addosso e comunque tutto questo mostra che possiamo diventare parte attiva e non subire un destino che non ci piace.
Fonte
http://samurai73.blogspot.com/

mercoledì 5 gennaio 2011

Perchè pratichiamo Arti Marziali

Qual'è il senso ultimo dell'allenamento e della preparazzione marziale?
Fiumi di inchiostro hanno risposto a questa domanda nel corso dei secoli e in queste risposte troveremo sempre la definizione di ogni Maestro, di ogni Arte, ma in essa risplenderà nascosta la sua vera collocoazione nella scala evolutiva del marziale. No, non c'è una risposta migliore di un'altra, ma possiamo intravedere in esse, sopra o sotto, la loro situazione nella scala evolutiva. Per quanto siano tutte corrette nel contesto proprio di ogni stagione della vita, non occuperanno mai lo stesso gradino, mostrando chiaramente agli occhi del saggio la vera natura di ogni stile, sia nelle sue forme sia nei suoi scopi.
Mentre in primavera il fervore giovanile spinge all'azione intensa e vitale dello sforzo entusiastico o l'estate si lascia sedurre dal combattimento appassionato, con il realismo della distanza ravvicinata, il miraggio del "reale", in autunno si disegna già quel cambio di direzione che punta verso l'interno, verso uno stato d'animo più calmo e intimistico, per culminare nella maturità dell'inverno, dove la linfa degli alberi scende verso le radici cercando la perpetuazione dell'essenziale, ormai privo di rami.
Gli stili marziali si disegnano così come formule elaborate in stagioni diverse, con scopi chiaramente defferenziati nei quali l'accentosarà ora fuori ora dentro, in base a dove se cercherà la natura del mistero.
Tuttavia, tutte le Arti e gli stili lasciano sempre un sedimento comune in coloro che li frequentano. Più o meno tutti i praticanti del marziale affrontano un processo educativo e di trasformazione interiore. Il marziale duca il corpo, è vero, ma ancora di più lo spirito. Apporta disciplina, affila la perseveranza, risveglia la possibilità di superamento, invita all'appartenenza a un gruppo, rafforza il rispetto, pacifica l'anim0 del violento, dà profondità al moderato.
Sono talmente tanti i vantaggi inerenti alla loro pratica e al loro apprendimento, che le Arti Disciplinari sono riuscite a sopravvivere anche in tempi in cui il loro utilizzo quotidiano è irrilevante e straordinario. A meno che tu non sia un agente di polizia, pochi hanno l'occasione reale di utilizzare conoscenze tanto arduamente accumulate, tanto duramente acquisite. Perfino il militare moderno resta al di fuori di questo contesto, a meno che non sia inviato ad agire da agente di polizia (che non è un militare!) in missioni "umanitarie". Dagli anni '70 del secolo scorso, in un esercito così coinvolto in conflitti come quello istraeliano, non è esistito nessun contatto "corpo a corpo" dei suoi membri con il nemico.
In questo contesto e qualunque sia il nostro modo di usarle, è chiaro che l'allenamento marziale oggigiorno ha un'utilità più interna che esterna. Il cambiamento è stato così veloce che pochi se ne sono resi conto e ancora meno sono quelli che sono riusciti a reagire. Questa trasformazione è sopraggiunta con tale prontezza che tutto e tutti si sono dovuti adattare in automatico, senza riflessione, senza comprensione. La trasformazione di molte Arti in sport non è qualcosa di banale in questo contesto. La sublimazione della violenza in formule sportive è antica, i giochi greci delle Olimpiadi sono una viva dimostrazione di tutto questo. La creazione di spettacoli di combattimeno con "poche" regole è, dunque, tanto nuova quanto i gladiatori del circo romano.
Forse i cambiamenti da realizzare non stanno tanto nelle forme, ma nella comprensione del fenomeno e nel nostro posizionamento finale di fronte alla realtà trepidante e pregna di cambiamenti del nostro tempo. Spiegare, capire e revisionare per gli allievi di oggi questo cambio di paradigma aiuterebbe, attraverso una migliore comprensione, a perpetuare, adattandoci alle trasformazioni, quello che abbiamo ereditato dagli antenati e che sappiamo, al di là di ogni dubbio, essere semplicemente qualcosa di "buono" per i praticanti. Chi non vuole vedere qualcosa di tanto ovvio è un problema suo! Il mio compito è quello di raccontarlo e lo faccio in questo modo.
Ma permettetemi ora di condividere la mia personale posizione in tutto questo: il marziale è ed è stato per me semplicemente l'anticamera dello spirituale...... Il punto è che mi hanno sempre sedotto più i commenti dello Shaolin cieco che gli schiaffi ai cattivi; più la serenità del Maestro che il desiderio di vendetta dell'eroe umiliato che, inevitabilmente, ucciderà i cattivi alla fine del film.
Alla fine, quello che ci rimane è sempre la conquista interiore, quello che ci serve di più non dipende dalla muscolatura, dalla velocità o dalla forza; e non solo perchè inevitabilmente tutto decade, ma perchè di fatto nella nostra coscienza, nel quotidiano, convivere con noi stessi è la norma, non l'eccezione. Vale di più la serenità che mille medaglie in campionati, che mille vittorie sul campo di battaglia, perchè anche quando le tribolazioni delle guerre ci circondano, potremo rimanere con lo spirito fermo, incolume, calmo e così avremo molte più probabilità di compiere il nostro destino fino alla vittoria ma, qualunque sia il risultato, almeno lo raggiungeremo in modo elegante, economico e onorevole.
Agli schiavi dell'efficacia, drogati del "io posso di più", dirò che al di sopra di qualsiasi filosofia dei "risultati" c'è la filosofia degli "stati". Davanti al fare o all'avere c'è l'Essere! Quando le Arti Marziali non perdono questa direzione primigenia, credo possano compiere meglio il loro obiettivo all'interno della loro massima potenzialità, che non può essere altro che la crescita individuale e, di conseguenza, collettiva.
Quindi, prestiamo tutti più attenzione agli aspetti educativi e spirituali vincolati allo sviluppo personale dei nostri stili perchè questo, lo sappiate o no, è quello che tutti cercano su un tatami, per quanto non pochi pensino di esservi andati per "colpire più forte"....
Lo sviluppo del carattere degli allievi, dell'educazione, del rispetto e dell'eleganza saranno attributi che li accompagneranno per sempre, non importa quanto vecchi saranno. Li accompagneranno dentro e fuori dal tatami, ora e in seguito, rendendoli persone migliori e in questo modo potranno avere più possibilità di vivere una vita piena, migliore per loro, per chi è loro più vicino e per la società nel suo complesso. Il resto è banale, passeggero e finirà inevitabilmente per sviarci dal meglio che vibra in potenza nel più profondo delle Arti Marziali come Cammino.
Ognuno è padrone di preferire la primavera all'autunno, ma tutti inevitabilmente - e questo con un pò di fortuna - devono arrivare all'inverno. Non si può disattendere l'educazione dello spirito sui tatami, come non si può mettere in disparte, perchè naturalmente superata, un'etichetta che, nostra o altrui, deve poter mostrare a ognuno e sempre il rispetto al quale tutti aspiriamo e che tutti noi dobbiamo.
Un mio amico definiva il rispetto come "la giusta distanza". Si! Mi piace la distanza che apporta il saluto marziale quando ci si inchina davanti a colui che hai di fronte... Questa cosa di darsi la mano si usa più per la strada, per concludere un affare o suggellare un accordo. Sul tatami non c'è un accordo da chiudere, uno si trova li perchè ci è andato, non per far conversazione o concludere accordi. Questo saluto giusto, impeccabile... sempre alla distanza del tuo combattimento. Che bello il saluto degli schermitori quando abbassano la loro arma di fronte all'avversario!
No! Non si può prescindere dall'eleganza! Questa è un'Arte da cavalieri (e dame) e, anche se uno trova un uomo rude al lavoro, vestito con kimono o shorts da combattimento, forse è andato lì cercando la crescita personale. Tutti aspiriamo al meglio, non al peggio, quindi coltiviamo il meglio, con stile, grandezza e rispetto per quello che ci hanno insegnato. E se qualcuno ha imparato male, allora uomo ... fai qualcosa di buono e rompi la catena negativa! Supera te stesso e ora insegna meglio di quanto hanno fatto con te! In fin dei conti l'obbligo implicito nell'essere allievo è superare i nostri Maestri.
Non c'è maggior efficacia della serenità, maggior manifestazione di forza della calma; la grandezza non risiede nell'essere capace di vincere in battaglia, ma nel far sorgere in noi stessi, con coscienza e generosità, tutto quello che di positivo possiamo dare per compiere così il nostro miglior destino. Le Arti Marziali possono essere l'anticamera di una grande trasformazione interiore, l'inizio di qualcosa di molto buono; se pretendiamo di ridurle a formule di combattimento più o meno utili le degradiamoe, per quanto tutte le opinioni siano accettabili, ogni punto di vista esatto nel suo contesto e necessità, se vogliamo centrare il bersaglio, la freccia deve, inevitabilmente, puntare al cielo.

Da "Il vincolo del guerriero con lo spirito" di Alfredo Tucci direttore della rivista "Budo International"

sabato 4 dicembre 2010

Delusione

Sono un pò deluso ultimamente dal mio blog. Tempo fa l'ho un pò trascurato, non ho più scritto perchè mi sembrava fosse inutile, nessuno più scriveva o commentava i miei post: pensavo nessuno venisse a visitarlo. Poi si sono iscritti nuovi allievi alla nostra palestra dicendo che hanno trovato le informazioni e i numeri di telefono su internet, sul questo blog, così ho detto "bene, se hanno visto il blog, forse avranno anche letto qualche post, visto le foto, quasi quasi ricomincio a scrivere", ma nessuno commentava più comunque. Allora ho inserito un contapersone per vedere se effettivamente era la gente che non visitava il blog o se nessuno si prendeva la briga di scrivere 2 righe. Nell'ultimo mese hanno compiuto l'accesso più o meno una quarantina di persone, ma nessuno ha mai scritto niente. Allora mi domando: cosa serve un blog, creato per condividere pensieri e opinioni, se nessuno scrive? Alcuni di quelli che magari lo visitano passano le ore su facebook a cazzeggiare e non trovano 2 minuti per mettere giù mezzo commento? tanto vale che non lo segua più allora.