Studio, ricerca e perfezionamento sul mondo delle Arti Marziali e del Combattimento
"ARTE": nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza.
"MARZIALE": relativo a Marte, dio della Guerra; tutto ciò che riguarda la guerra.



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venerdì 12 agosto 2016

Amedeo e Gianni - Mae Mai Muay Thai - Combattimento finale

Combattimento libero alla fine dell'esame tenutosi il decimo ed ultimo giorno del corso estivo intensivo del Maestro Valerio Zadra a Zovencedo (Vicenza).
I due ragazzi con punteggi eccellenti hanno superato l'esame durato la bellezza di 5 ore filate e hanno conseguito il grado di cintura nera 1° Khandam della scuola Taran Devak.
Come potete notare nel video l'esame si svolge all'aperto in questo bellissimo scenario creato dalla vegetazione che avvolge le vecchie cave di pietra di Zovencedo. Con l'aiuto della pioggia che ha rinfrescato la giornata, i due ragazzi hanno dimostrato di avere grande capacità tecnica, forza, resistenza e determinazione.

Bravi ragazzi oggi avete dimostrato di essere proprio dei Lupi.

venerdì 10 giugno 2016

La meditazione pre-allenamento e post-allenamento

Vorrei innanzitutto spiegare cosa intendo per meditazione e sfatare alcuni miti e luoghi comuni.
Se andiamo alla ricerca dell'origine della parola, meditazione, in latino meditatio, significa proprio riflessione.
Esistono vari tipi di meditazione. E sicuramente nessuna di esse ci farà alzare in volo mentre abbiamo gli occhi chiusi e teniamo le gambe incrociate nella posizione del loto.
La meditazione serve essenzialmente per appunto a riflettere ma riflettere in modo particolare, cioè portando l'attenzione su un qualcosa di particolare escludendo tutto il resto.

La meditazione fa parte di tutte le culture e le religioni del mondo, viene solo chiamata in modo diverso. Nella religione Cristiana ad esempio, che è quella che forse la maggior parte di noi conosce meglio, viene chiamata preghiera. Il credente recitando appunto preghiere, porta la completa attenzione su di un particolare (in questo caso il contenuto della preghiera e sul perchè la preghiera viene recitata, ad esempio per aiutare l'anima del defunto a raggiungere il paradiso, oppure più semplicemente per ritrovare un oggetto smarrito), svuota la mente dagli altri pensieri e riflette su di un singolo pensiero. La recitazione di queste preghiere (in sanscrito mantra), la troviamo anche nella cultura buddista: tutti abbiamo in mente almeno un immagine di un monaco buddista che recita il famoso OHM seduto nella posizione del loto. Un tipo di meditazione più efficace possiamo trovarla nelle culture dei nativi americani che, oltre a recitare le preghiere, danzavano in modo da portare ancora di più l'attenzione al gesto compiuto.
Vediamo quindi che non c'è niente di così strano e di esoterico nella meditazione (a meno che non si pratichino meditazioni particolari ad esempio quelle curative o i famosi malocchi-fatture).

Come utilizziamo la meditazione nella nostra scuola?
Prima di tutto ci mettiamo in una posizione comoda.
"Ma come comoda? la meditazione va fatta nella posizione del loto, così è più efficace!"
Niente di più sbagliato, la posizione del loto viene utilizzata dagli orientali nella meditazione solo perchè è il modo in cui stanno seduti tutte le volte che si siedono. Nelle case le famiglie non si siedono sulle sedie per mangiare ma si siedono incrociando le gambe sotto al tavolo basso con un cuscino sotto al sedere, per cui per loro è una posizione naturalissima, per questo la usano. Per la maggior parte degli occidentali, la posizione del loto risulta scomoda e se la utilizzassimo per la meditazione, dopo qualche minuto inizieremo ad avere dei fastidi e la mente si focalizzerebbe su quello abbandonando il pensiero centrale a cui era destinata la meditazione. Per questo motivo dobbiamo trovare una posizione a noi comoda, che può essere seduta, in ginocchio, in piedi o addirittura camminando.

Utilizziamo un gesto per iniziare la meditazione che poi sarà lo stesso gesto che ripeteremo alla fine: uniamo le mani a "preghiera" all'altezza del petto. In PNL (programmazione neuro linguistica) questo gesto viene chiamato "àncora" e serve per aiutare la mente ad entrare nello stato di coscienza adeguato.
Abbiamo scelto questo gesto perchè fa parte di tutte le culture e religioni del mondo ed ha un grande significato spirituale; oppure, se abbiamo credenze differenti, il significato lo troviamo nella psicologia. A livello spirituale le mani hanno un grande significato, sono due punti energetici di grande importanza: la mano destra rappresenta la nostra parte spirituale o la nostra mente, mentre la mano sinistra rappresenta la nostra parte fisica o il nostro corpo. Unendole nel gesto della preghiera (nel mudra dell'adorazione "Anjali") simbolicamente sarebbe come unire corpo e mente in un'unica cosa. La psicologia invece ci dice che la parte sinistra del nostro cervello è la parte razionale di noi, mentre la parte destra del cervello comanda le emozioni. Esperimenti scientifici hanno dimostrato come l'uomo utilizzi la parte sinistra del cervello per risolvere calcoli matematici o comunque nei casi in cui debba utilizzare la logica, mentre l'emisfero destro prende il sopravvento quando la persona prova emozioni. Unendo le mani in questa posizione ricordiamo alla nostra mente che dobbiamo prepararci a lavorare in perfetto equilibrio logico-emotivo e che i due emisferi devono cooperare per lavorare al meglio.

Entriamo nel cuore della meditazione.
A cosa serve la meditazione pre-allenamento?
Innanzitutto serve a staccare la spina. Dobbiamo svuotare la mente da tutto quello che ci siamo portati dietro nell'arco della giornata e dobbiamo concentrarci sull'allenamento. Prima di tutto perchè l'allenamento richiede un grande sforzo, sia fisico che mentale, per cui dobbiamo mantenere le energie per quello che ci apprestiamo a fare e quindi pensieri esterni possono solo togliere l'energia che potremmo utilizzare per affrontare al meglio l'allenamento. In secondo luogo perchè durante l'allenamento dobbiamo restare il più concentrati possibile (anche l'allenamento quindi diventa meditazione? certo che sì) su quello che stiamo eseguendo, soprattutto quando lavoriamo in coppia: impariamo tecniche letali che possono fare molto male o addirittura togliere la vita, quindi dobbiamo essere consapevoli di ogni singolo movimento che eseguiamo con il nostro compagno.
Finiti i due minuti di meditazione (approssimativi) rifacciamo il gesto di preghiera per concludere la meditazione ed iniziamo l'allenamento.

La meditazione post-allenamento inizia e finisce con il gesto della preghiera come la precedente ma il contenuto è diverso.
Come prima cosa dobbiamo riflettere sull'allenamento eseguito, le tecniche svolte, le lacune che abbiamo avuto, le tecniche che non abbiamo capito. Questo serve per discuterne poi e migliorare le lezioni successive portando alla luce i propri dubbi e le proprie perplessità. Oppure per suggerire qualcosa di nuovo o qualche modifica.
La seconda parte della meditazione, serve per uscire dalla "modalità allenamento" ed entrare nella "modalità guerriero". La palestra è il luogo più sicuro in cui possiamo trovarci: siamo circondati da compagni a cui affidiamo la vita ogni qualvolta eseguiamo una tecnica, compagni di cui ci fidiamo e che in caso di pericolo ci aiuterebbero; a casa o in strada siamo soli e dobbiamo contare solo su noi stessi e sulle nostre capacità, può capitare di tutto ed in caso di pericolo dobbiamo abbandonare l'idea di controllo e protezione che abbiamo tenuto durante tutto l'allenamento per eseguire le tecniche con il nostro compagno e dobbiamo trasformarci in "guerrieri" pronti a tutto pur di portare a casa la pelle.

Questi pochi minuti diversi dall'ordinario e che in pochissime palestre si fanno, possono sembrare inutili quando si eseguono per le prime volte. A lungo andare invece se ne comprende il significato e l'importanza e diventano quasi indispensabili.
Capiamo alla fine, come anticipato in precedenza, che la meditazione non è rinchiusa in quei pochi minuti ma inizia e si conclude con l'inizio e la fine dell'allenamento.

Ricapitolando abbiamo detto che la meditazione può essere fatta in silenzio nella posizione del loto (monaci asceti induisti, monaci buddisti), in silenzio mangiando (monaci cattolici) o in silenzio camminando (la filosofia di Thich Nhat Hanh), pronunciando una sola sillaba (il famoso Ohm buddista) oppure frasi intere (preghiere cattoliche, o sutra indiani), cantando e danzando (culture sciamaniche africane, dei nativi americani e delle tribù siberiane; oppure pensiamo semplicemente ai cori Gospel), con l'utilizzo di armi simboliche o armi vere (danze meditative tailandesi e indiane) o addirittura facendo l'amore (ad esempio pratiche del Tantra o del Kama-Sutra della cultura classica induista).
Detto ciò capiamo che la meditazione non è propria di una cultura sola, bensì è presente in tutto il mondo e si può fare in qualsiasi maniera. Il mio Maestro di Krabi Krabong racconta spesso che nei suoi viaggi in Thailandia per imparare la meditazione il suo Maestro lo mandò in un monastero buddista a praticare. I monaci gli diedero una scopa e gli fecero spazzare per terra per lunghi periodi di tempo. Quando chiese spiegazioni gli fu risposto che l'importante non era il gesto, ma lo stato mentale. e la presenza dell'Io nel gesto, in parole povere concentrarsi e riflettere su quello che si stava facendo in modo da escludere tutto il resto e vivere appieno il momento presente.

Tornando alle Arti Marziali, dobbiamo imparare a meditare cioè a riscoprire il significato della parola "Presente", intesa come momento che ci viene donato, e visto che durante il combattimento non possiamo permetterci nè di pensare a cosa è appena successo nè a quello che faremo, dobbiamo restare aggrappati al presente in continua meditazione. 
Solo così saremo in grado di salvarci la vita.
Solo così diventeremo guerrieri.

giovedì 4 novembre 2010

Scuola Rong Bien sul Web

Da qualche giorno è in linea il nuovo sito della palestra in cui mi alleno.
All'interno trovate tutte le info relative ai vari corsi di Arti Marziali, un pò di storia, alcuni video e foto.
Questo è il link per accedervi:

http://artimarzialialte.altervista.org/

Dateci un occhio per favore.

martedì 28 settembre 2010

In memoria




Ieri, 27 settembre 2010, ad Ho Chi Minh City è morto il Gran Maestro Le Sang all'età di 90 anni.
Il Gran Maestro divenne patriarca nel 1960, dopo la morte del Gran Maestro Fondatore Nguyen Loc.
Il Maestro Sang introdusse tutta la parte filosofica e spirituale del Vovinam, affiancandola al programma tecnico.

Ti ringraziamo per tutto quello che ci hai dato.

lunedì 16 febbraio 2009

Finalmente








FInalmente per due motivi:
1 - Son tornato a scrivere sul blog dopo una valanga di tempo;
2 - Ho pubblicato le foto della mia palestrina che è pronta già da un mesetto ormai.

Sono le foto dei principali strumenti di allenamento che uso: pera, sacco, panca per gli addominali, bilancere, corda da saltare, un pò di armi e il bersaglio per lanciare i coltelli.
Sono pochi attrezzi ma indispensabili per un buon allenameto.
Sono stra contento di essere riuscito a "crearla".

giovedì 22 gennaio 2009

Il primo principio delle Arti Marziali

Esistono un'infinità di Arti Marziali nel mondo, ognuna con le proprie tecniche, le proprie tradizioni, le proprie regole ed i propri principi. Spesso il rispetto dei principi e delle regole viene affidato in primis al Maestro che a sua volta deve o dovrebbe farli rispettare agli allievi. Troveremo per cui scuole dove gli allievi apprendono solamente le tecniche e poi, una volta fuori si comportano come meglio credono, magari compiendo atti di vandalismo o usando l'Arte per offendere e scuole in cui viene richiesto il più rigoroso rispetto delle regole e dei principi introdotti molti anni fa. Esistono regole e principi a non finire che delineano il comportamento dell'allievo all'interno e all'esterno della palestra. dal semplice e diffusissimo "non praticare l'Arte Marziale al di fuori della palestra" al "considera il tuo compagno di allenamento con il massimo rispetto".
Secondo la mia opinione esiste un unico principio o regola che raccchiude tutti gli altri in se stesso: NON BISOGNA RESTARE FERITI NE FERIRE.

Questo principio, nel più semplice delle spiegazioni, viene considerato come una sorta di azione fisica: devi saper come difenderti e non devi utilizzare l'Arte fer far male a qualcuno. In caso di autodifesa colpisci ma non uccidere, quando l'avversario è a terra scappa, crea il minor numero di danni possibile. Cerca di migliorare sempre di più la tua tecnica in modo che, in caso di attacco, ne uscirai indenne. Quando sei in palestra allenati con i tuoi compagni in modo che tutti possano imparare e nessuno si faccia male.

Possiamo vedere il tutto anche a livello psicologico però. Dobbiamo avere un atteggiamento sereno, cercare di compiere scelte che non feriscano nessuno, non utilizzare un linguaggio scorretto verso altre persone, capire i problemi fino in fondo in modo da non ferire la nostra mente in caso di insuccesso, resistere alle provocazioni quando ci offendono o vogliono farci combattere. Dobbiamo cercare di avere rispetto verso tutti quelli che incontriamo in modo che non restino "feriti" psicologicamente a causa delle nostre azioni o delle nostre parole, allo stesso modo dobbiamo rafforzare il nostro spirito e la nostra mente in modo da non restare a nostra volta feriti.

Un solo principio che li racchiude tutti quanti. Semplice ma allo stesso modo difficile da eseguire, sta tutto nello spirito dell'allievo e nella sua buona volontà di riuscire nella sua vita di guerriero.

giovedì 6 novembre 2008

Rope Dart - La corda col Dardo

Ultimamente mi son preso male per un arma particolare: il Rope Dart.
Quest'arma ha origini cinesi e vanta una tradizione antichissima.
Il Rope Dart fa parte di tutta quella serie di armi dette "esotiche" come il Ventaglio, le Spade Uncinate, la Catena a 7 o 9 Nodi, ecc.
Anche nel Vovinam troviamo la maggior parte delle armi presenti nel Kung Fu cinese come il Ventaglio o la Catena a 7 o 9 Nodi.
Quest'arma offre una notevole varietà di tecnice e richiede una scioltezza ed abilità non indifferente per poterla maneggiare ad un buon livello.
Lo scopo dell'arma è quello di far girare continuamente la corda attorno al corpo in modo da sfruttare la forza centrifuga e far prendere velocità al dardo; la corda inoltre può essere avvolta attorno alle braccia, al collo, al busto e poi lanciata verso l'avversario in modo che il dardo colpisca con la punta.
Come si può vedere anche nel filmato, il dardo può raggiungere una notevole velocità e potenza ed è in grado di rompere perfino recipienti di terra cotta.

martedì 30 settembre 2008

L'Arte Marziale più efficace

Giusto ieri mi sono imbattuto sul blog di un ragazzo praticante di Arti Marziali.
Nel suo blog c'è una finestra dove si chiede di dare la preferenza all'Arte Marziale che secondo noi è la più efficace.
Ora, quali sono i criteri con cui si può dar valore ad un'Arte Marziale?
Il numero di tecniche presenti in essa?
Il numero di Forme, Kata, Quyen, Poomsae presenti in essa?
Quanti se ne studiano per poter cambiare livello?
Il numero di tecniche da conoscere per poter superare l'esame?
La "morbidezza" o la "durezza" dello stile?
La risposta, secondo la mia opinione di semplice praticante, è nessuna di queste risposte.
Prendiamo ad esempio il Kung Fu Wu Shu.
Questo stile di lotta è ormai quasi esclusivamente coreografico e il praticante "migliore", quello più "bravo", è quello che salte più in alto, che esegue senza problemi tre o quattro ruote senza mani senza problemi o che sa fare cinque salti mortali all'indietro senza problemi.
Se però gli si chiede come mai in una certa tecnica della Forma che a appena eseguito ha posizionato le mani in un determinato modo, non sa dare una risposta e no sa applicare la tecnica ad un eventuale combattimento.
Come secondo esempio voglio parlare del Karate.
Secondo la mia opinione, il Karate moderno, non ha più valore rispetto al Karate originale tramandato dal G.M. Funakoshi.
Le tecniche sono troppo dure, non si insegna più il valore vero e proprio del Khi (0 Chi).
Ho visto parecchi combattimenti di Karate e ne ho fatti parecchi anch'io (ho praticato Karate per quattro anni), e secondo me è praticamente inutile mantenere un pugno diritto per più di 1 mezzo secondo.
Il Karatè invece, insiste sull'eseguire le tecniche mantemendo le braccia in allungo per più di qualche secondo e soprattutto mantenendole rigide, cosa che impedisce un eventuale tempestivo ritorno di un nuovo attacco. Quando mai abbiamo visto qualcuno, in combattimento reale, dare un pugno e basta?
I pugni, nella maggior parte dei casi, arrivano veloci e a raffica, dobbiamo essere pronti a pararne più di uno e non uno solo con una parata dirompente.
Gli antichi Maestri di Karate erano bravissimi, nel loro stile ma non dobbiamo dimenticare che i metodi di allenamento erano molto più severi, efficaci e sopprattutto si allenavano ogni giorno e per quasi tutto il giorno, cosa che ormai è paticamente impossibile.
Non esiste uno stile migliore di un altro.
Ogni stile è migliore di un altro e ogni stile è peggiore di un altro.
Tutto dipende dal Maestro che ci insegna, dai metodi di insegnamento che utilizza e dal modo che usa per farci capire le tecniche. Non tutti i Meastri sono uguali e molti, al giorno d'oggi hanno commercializzato l'Arte Marziale utilizzandola come buon metodo per far soldi e trascurando gli alievi che potrebbero diventare futuri Meastri.
Inoltre il 90% dipende dalla volontà che ha l'alievo di imparare e di impagnarsi nell'apprendimento delle tecniche e nel miglioramento della propria tecnica.
E' chiaro ed evidente che se un alievo si allena due volte alla settimana per due ore a lezione, se poi esce per strada e le prende dal primo che passa perchè non è stato capace di difendersi, non può andare a lamentarsi dal Maestro o dai compagni che la sua Arte Marziale fa schifo.
Ci vuole impegno, sudore, costanza, e buona volontà, solo così si ottengono risultati e solo così la nostra Arte Marziale potrà essere la migliore di tante altre ma allo stesso modo potremo farla diventare la peggiore non allenandoci adeguatamente.

domenica 7 settembre 2008

Sfogo 2

E' un bel pò di tempo che non scrivo qual'cosina qui sul blog...
Era anche ora dai...
In questo allegro e festoso clima olimpico che si è da poco concluso, non ho potuto fare a meno di notare le Arti Marziali presenti nelle discipline in gara ed il modo in cui sono state presentate al pubblico televisivo.
Da buon artista marziale, guardavo, anzi, osservavo le competizioni fra i vari atleti.
Ed io che ho solo 23 anni, mi sono reso conto di come le Arti Marziali abbiano perso la loro essenza primaria.
Le Arti Marziali in clima olimpico, non sono più Arti ma sport.
Un'Arte di per se mantiene intatta tutta la cultura dell'esperienza dei maestri che l'hanno sviluppata nei secoli.
Un esempio classico lo possiamo trovare nel Tae Kwon Do. Allora, una gara fatta fra due atleti conciati in quel modo è pressochè ridicola.
Dobbiamo tenere presente che ci sono 2 combattenti esperti che si fronteggiano non 2 persone completamente inesperte, credo che le protezioni siano un pò troppo eccessive: i parastinchi ci stanno, anche i guantini ed il paradenti, e se vogliamo, anche il caschetto.
Il corpetto è completamente inutile.
Voglio dire, a cosa serve il corpetto?
Due esperti che si fronteggiano, e sottolineo esperti, dovrebbero essere in grado di parare, schivare o perlomeno incassare i colpi, il corpetto rende molto difficile il movimento in generale di qualsiasi atleta. Purtroppo i regolamenti lo impongono.
Se vogliamo anche il caschetto è inutile, intanto toglie una buona parte della visuale, questo vuol dire essere molto più a rischio nel prendere in pieno i colpi circolari, che essi siano calci o pugni (esperienza personale); e poi, a cosa serve se non si può colpire l'avversario al volto con i pugni?
Che razza di assurdità.
Il Tae Kwon Do ha un bell'arsenale di tecniche di pugno, è sbagliatissimo credere che quest'Arte Marziale è basata solamente sulle tecniche di calcio.
Certo, i calci vengono sviluppati maggiormente, ma anche i pugni o le tecniche di mano hanno la loro importanza in quest'Arte.
Purtroppo molti Maestri (o quelli che si reputano tali) preparano i loro alievi solo all'utilizzo delle tecniche di gamba tralasciando completamente l'utilizzo delle tecnche di mano.
E anche per questo che molti atleti in gara utilizzano quella guardia assurda a livello dell'addome: il metodo più veloce per prendersi un bell'arsenale di colpi al viso o in testa.
E questo non capita solo a livello olimpico ma nella maggior parte delle gare di questa incredibile Arte Marziale dalla cultura millenaria.
Ora, se prendiamo ad esempio il caso eccezionale dell'atleta che si è scagliato contro l'arbitro durante una delle ultime gare, vediamo come la cultura di un'Arte Marziale e della nazione in cui essa è stata creata, passino in secondo piano.
Un Maestro, per definirsi tale, dovrebbe avere una certa esperienza nel settore.
Dovrebbe conoscere ad un livello abbastanza alto la propria Arte (non alla perfezione, poichè la perfezione nelle Arti Marziali non si ottiene mai), e soprattutto la filosofia attorno a cui gira tutta l'Arte Marziale.
Sarebbe come praticare Kung Fu senza conoscere il significato del Tao e di Ying e Yang: praticamente inutile.
Il Maestro è colui che "dirige" l'alievo, gli fa da guida, NON insegna solo le tecniche, NON corregge solo l'alievo quando sbaglia, NON insegna solo come far male.
Il VERO Maestro dirige il proprio alievo verso una strada giusta, serena e di bontà, insegna innanzitutto il rispetto verso se stesso e verso i compagni, che essi siano di grado superiore o inferiore, insegna l'umiltà, insegna ad utilizzare le tecniche solo in caso di necessità, sia che esse servano per distruggere o per guarire.
Ora, oltre ad aver squalificato l'atleta ed il proprio allenatore dalle gare a vita, io avrei fatto due chiacchiere anche con il maestro di questo atleta.
Ok, la decisione dell'arbitro è sbagliata, però non è un buon motivo per insultare, minacciare e colpire un arbitro.

Il Judo è sempre stato molto screditato poichè è difficile comprenderlo da persone non esperte.
Il Judo ha una tradizione molto antica e vanta un posto molto rilevante nella cultura giapponese.
Purtroppo nelle gare si vedeono semplicemente gli atleti che si strattonano sercando di gettare il rivale al suolo. Quello che la gente non capisce è che ci sono 2 esperti di alto livello che stanno combattendo ed è come una gara di formla 1: se le macchine ed i piloti sono tutti più o meno allo stesso livello, ecco che il tutto diventa noioso e sembra tutto così monotono. E' un discorso difficile da comprendere e difficile da spiegare.
Se difronte all'atleta esperto ci fosse una persona comune l'incontro durerebbe al massimo un paio di secondi.

Purtroppo le Arti MArziali non sono più viste come filosofia di vita ma stanno perdendo sempre di più significato man mano che il tempo passa, oramai sono viste come metodo di difesa oppure addirittura come metodo per migliorare l'aspetto fisico, per "mettere su muscoli" o per "snellire le curve in eccesso"...
Per fortuna esistono ancora dei Maestri che mantengono vive le tradizioni ed insegnano la pura essenza delle Arti Marziali: come affrontare la vita di tutti i giorni.