Qual'è il senso ultimo dell'allenamento e della preparazzione marziale?
Fiumi di inchiostro hanno risposto a questa domanda nel corso dei secoli e in queste risposte troveremo sempre la definizione di ogni Maestro, di ogni Arte, ma in essa risplenderà nascosta la sua vera collocoazione nella scala evolutiva del marziale. No, non c'è una risposta migliore di un'altra, ma possiamo intravedere in esse, sopra o sotto, la loro situazione nella scala evolutiva. Per quanto siano tutte corrette nel contesto proprio di ogni stagione della vita, non occuperanno mai lo stesso gradino, mostrando chiaramente agli occhi del saggio la vera natura di ogni stile, sia nelle sue forme sia nei suoi scopi.
Mentre in primavera il fervore giovanile spinge all'azione intensa e vitale dello sforzo entusiastico o l'estate si lascia sedurre dal combattimento appassionato, con il realismo della distanza ravvicinata, il miraggio del "reale", in autunno si disegna già quel cambio di direzione che punta verso l'interno, verso uno stato d'animo più calmo e intimistico, per culminare nella maturità dell'inverno, dove la linfa degli alberi scende verso le radici cercando la perpetuazione dell'essenziale, ormai privo di rami.
Gli stili marziali si disegnano così come formule elaborate in stagioni diverse, con scopi chiaramente defferenziati nei quali l'accentosarà ora fuori ora dentro, in base a dove se cercherà la natura del mistero.
Tuttavia, tutte le Arti e gli stili lasciano sempre un sedimento comune in coloro che li frequentano. Più o meno tutti i praticanti del marziale affrontano un processo educativo e di trasformazione interiore. Il marziale duca il corpo, è vero, ma ancora di più lo spirito. Apporta disciplina, affila la perseveranza, risveglia la possibilità di superamento, invita all'appartenenza a un gruppo, rafforza il rispetto, pacifica l'anim0 del violento, dà profondità al moderato.
Sono talmente tanti i vantaggi inerenti alla loro pratica e al loro apprendimento, che le Arti Disciplinari sono riuscite a sopravvivere anche in tempi in cui il loro utilizzo quotidiano è irrilevante e straordinario. A meno che tu non sia un agente di polizia, pochi hanno l'occasione reale di utilizzare conoscenze tanto arduamente accumulate, tanto duramente acquisite. Perfino il militare moderno resta al di fuori di questo contesto, a meno che non sia inviato ad agire da agente di polizia (che non è un militare!) in missioni "umanitarie". Dagli anni '70 del secolo scorso, in un esercito così coinvolto in conflitti come quello istraeliano, non è esistito nessun contatto "corpo a corpo" dei suoi membri con il nemico.
In questo contesto e qualunque sia il nostro modo di usarle, è chiaro che l'allenamento marziale oggigiorno ha un'utilità più interna che esterna. Il cambiamento è stato così veloce che pochi se ne sono resi conto e ancora meno sono quelli che sono riusciti a reagire. Questa trasformazione è sopraggiunta con tale prontezza che tutto e tutti si sono dovuti adattare in automatico, senza riflessione, senza comprensione. La trasformazione di molte Arti in sport non è qualcosa di banale in questo contesto. La sublimazione della violenza in formule sportive è antica, i giochi greci delle Olimpiadi sono una viva dimostrazione di tutto questo. La creazione di spettacoli di combattimeno con "poche" regole è, dunque, tanto nuova quanto i gladiatori del circo romano.
Forse i cambiamenti da realizzare non stanno tanto nelle forme, ma nella comprensione del fenomeno e nel nostro posizionamento finale di fronte alla realtà trepidante e pregna di cambiamenti del nostro tempo. Spiegare, capire e revisionare per gli allievi di oggi questo cambio di paradigma aiuterebbe, attraverso una migliore comprensione, a perpetuare, adattandoci alle trasformazioni, quello che abbiamo ereditato dagli antenati e che sappiamo, al di là di ogni dubbio, essere semplicemente qualcosa di "buono" per i praticanti. Chi non vuole vedere qualcosa di tanto ovvio è un problema suo! Il mio compito è quello di raccontarlo e lo faccio in questo modo.
Ma permettetemi ora di condividere la mia personale posizione in tutto questo: il marziale è ed è stato per me semplicemente l'anticamera dello spirituale...... Il punto è che mi hanno sempre sedotto più i commenti dello Shaolin cieco che gli schiaffi ai cattivi; più la serenità del Maestro che il desiderio di vendetta dell'eroe umiliato che, inevitabilmente, ucciderà i cattivi alla fine del film.
Alla fine, quello che ci rimane è sempre la conquista interiore, quello che ci serve di più non dipende dalla muscolatura, dalla velocità o dalla forza; e non solo perchè inevitabilmente tutto decade, ma perchè di fatto nella nostra coscienza, nel quotidiano, convivere con noi stessi è la norma, non l'eccezione. Vale di più la serenità che mille medaglie in campionati, che mille vittorie sul campo di battaglia, perchè anche quando le tribolazioni delle guerre ci circondano, potremo rimanere con lo spirito fermo, incolume, calmo e così avremo molte più probabilità di compiere il nostro destino fino alla vittoria ma, qualunque sia il risultato, almeno lo raggiungeremo in modo elegante, economico e onorevole.
Agli schiavi dell'efficacia, drogati del "io posso di più", dirò che al di sopra di qualsiasi filosofia dei "risultati" c'è la filosofia degli "stati". Davanti al fare o all'avere c'è l'Essere! Quando le Arti Marziali non perdono questa direzione primigenia, credo possano compiere meglio il loro obiettivo all'interno della loro massima potenzialità, che non può essere altro che la crescita individuale e, di conseguenza, collettiva.
Quindi, prestiamo tutti più attenzione agli aspetti educativi e spirituali vincolati allo sviluppo personale dei nostri stili perchè questo, lo sappiate o no, è quello che tutti cercano su un tatami, per quanto non pochi pensino di esservi andati per "colpire più forte"....
Lo sviluppo del carattere degli allievi, dell'educazione, del rispetto e dell'eleganza saranno attributi che li accompagneranno per sempre, non importa quanto vecchi saranno. Li accompagneranno dentro e fuori dal tatami, ora e in seguito, rendendoli persone migliori e in questo modo potranno avere più possibilità di vivere una vita piena, migliore per loro, per chi è loro più vicino e per la società nel suo complesso. Il resto è banale, passeggero e finirà inevitabilmente per sviarci dal meglio che vibra in potenza nel più profondo delle Arti Marziali come Cammino.
Ognuno è padrone di preferire la primavera all'autunno, ma tutti inevitabilmente - e questo con un pò di fortuna - devono arrivare all'inverno. Non si può disattendere l'educazione dello spirito sui tatami, come non si può mettere in disparte, perchè naturalmente superata, un'etichetta che, nostra o altrui, deve poter mostrare a ognuno e sempre il rispetto al quale tutti aspiriamo e che tutti noi dobbiamo.
Un mio amico definiva il rispetto come "la giusta distanza". Si! Mi piace la distanza che apporta il saluto marziale quando ci si inchina davanti a colui che hai di fronte... Questa cosa di darsi la mano si usa più per la strada, per concludere un affare o suggellare un accordo. Sul tatami non c'è un accordo da chiudere, uno si trova li perchè ci è andato, non per far conversazione o concludere accordi. Questo saluto giusto, impeccabile... sempre alla distanza del tuo combattimento. Che bello il saluto degli schermitori quando abbassano la loro arma di fronte all'avversario!
No! Non si può prescindere dall'eleganza! Questa è un'Arte da cavalieri (e dame) e, anche se uno trova un uomo rude al lavoro, vestito con kimono o shorts da combattimento, forse è andato lì cercando la crescita personale. Tutti aspiriamo al meglio, non al peggio, quindi coltiviamo il meglio, con stile, grandezza e rispetto per quello che ci hanno insegnato. E se qualcuno ha imparato male, allora uomo ... fai qualcosa di buono e rompi la catena negativa! Supera te stesso e ora insegna meglio di quanto hanno fatto con te! In fin dei conti l'obbligo implicito nell'essere allievo è superare i nostri Maestri.
Non c'è maggior efficacia della serenità, maggior manifestazione di forza della calma; la grandezza non risiede nell'essere capace di vincere in battaglia, ma nel far sorgere in noi stessi, con coscienza e generosità, tutto quello che di positivo possiamo dare per compiere così il nostro miglior destino. Le Arti Marziali possono essere l'anticamera di una grande trasformazione interiore, l'inizio di qualcosa di molto buono; se pretendiamo di ridurle a formule di combattimento più o meno utili le degradiamoe, per quanto tutte le opinioni siano accettabili, ogni punto di vista esatto nel suo contesto e necessità, se vogliamo centrare il bersaglio, la freccia deve, inevitabilmente, puntare al cielo.
Da "Il vincolo del guerriero con lo spirito" di Alfredo Tucci direttore della rivista "Budo International"
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mercoledì 5 gennaio 2011
venerdì 12 novembre 2010
Il Dao
Inizialmente quando muoviamo i primi passi nella Via (nel Dao) tutto sembra bello, curioso, divertente, poi man mano che ci addentriamo vediamo molti compagni che lasciano, altri che assumono uno spirito negativo lasciandosi corrompere dalla competizione, dalla ricerca dei risultati finali e poi abbiamo gli istruttori, i Sifu, i Sensei, i Maestri che vista la loro natura mortale alle volte sbagliano e alimentano le fiamme della maldicenza e dell'insoddisfazione.
La Via del Guerriero dura tutta la vita, eppure spesso l'abilità consiste semplicemente nel mantenere il sentiero.
La Via del Guerriero dura tutta la vita, eppure spesso l'abilità consiste semplicemente nel mantenere il sentiero.
Il guerriero
Il guerriero non è taoista, buddista, confuciano, cristiano, induista o può essere tutte queste cose. Il guerriero segue il principio del corso naturale delle cose, quei principi universali che si trovano in ogni cultura e in ogni tempo.
martedì 9 novembre 2010
Arte
L'arte è la vanità dell'uomo, la voluttà dell'effimero, lo specchio dell'eternità.
Shan Sa, "lo specchio del calligrafo"
Shan Sa, "lo specchio del calligrafo"
venerdì 2 ottobre 2009
Felicità
La felicità di un ciliegio è essere ciliegio, ma quella di un uomo sembra un argomento più complesso. Gli esseri umani pensano, cioè, catalogano le cose. Per sostenere questo catalogo del mondo, usiamo enormi quantità di energia e quest'ultima finisce per consumarsi, quando in realtà ne avremmo bisogno per apprezzare l'unica cosa che abbiamo davanti: il qui e adesso.
lunedì 23 febbraio 2009
Il cammino
Il maestro invitò il discepolo a sedersi in giardino. Prese una sedia di bambù e gliela portò. Ma a matà strada diede la sedia al discepolo perchè se la portasse da solo.
lunedì 8 dicembre 2008
Istinti
La consapevolezza dell'essere ci fa sentire uomini, ma il "lasciarci governare" dagli istinti ci rende simili agli animali anche se a volte questi (gli istinti) ci possono salvare la vita.
giovedì 4 dicembre 2008
I fiori
Un uomo trascorse la sua intera vita a cercare il fiore ferfetto, li esaminava tutti, uno dopo l'altro e ogni volta trovava la più piccola imperfezione e scartava il fiore.
Giunto in punto di morte guardò ancora una volta i fiori sugli alberi che in primavera brillavano ricoperti dalla rugiada e si accorse che non esisteva nessun fiore perfetto ma tutti erano perfetti poichè ognuno era diverso dall'altro ed erano tutti bellissimi, sorrise e si spense finalmente contento per aver realizzato tutto il sogno di una vita.
Giunto in punto di morte guardò ancora una volta i fiori sugli alberi che in primavera brillavano ricoperti dalla rugiada e si accorse che non esisteva nessun fiore perfetto ma tutti erano perfetti poichè ognuno era diverso dall'altro ed erano tutti bellissimi, sorrise e si spense finalmente contento per aver realizzato tutto il sogno di una vita.
venerdì 24 ottobre 2008
Microcosmi e macrocosmi
Concepire gli oggetti e gli esseri di questo mondo come entità singole a se stanti significa riconoscere all'esistenza stessa del nostro universo un carattere di tragica solitudine e incomunicabilità.
Al contrario, pace ed armoina vengono raggiunte quando si individuano gli spazi vuoti e i rapporti tra gli oggetti materiali come protagonisti e leganti della realtà in continua trasformazione.
Al contrario, pace ed armoina vengono raggiunte quando si individuano gli spazi vuoti e i rapporti tra gli oggetti materiali come protagonisti e leganti della realtà in continua trasformazione.
Stare zitti
Gli allievi della scuola di Tendai solevano studiare meditazione anche prima che lo Zen entrasse in Giappone. Quattro di loro, che erano amici intimi, si promisero di osservare sette giorni di silenzio. Il primo giorno rimasero zitti tutti e quattro. La loro meditazione era cominciata sotto buoni auspici; ma quando scese la notte e le lampade a olio cominciarino a farsi fioche, uno degli allievi non riuscì a tenersi e ordinòa un servo: «Regola quella lampada!». Il secondo allievo si stupì nel sentire parlare il primo: «Non dovremmo dire neanche una parola» osservò. «Siete due stupidi. Perchè avete parlato?» disse il terzo. «Io sono l'unico che non ha parlato» concluse il quarto.
venerdì 12 settembre 2008
La montagna
Così come per arrivare sulla cima di una montagna esistono diverse strade, esistono molte Arti Marziali che ci portano a raggiungere lo stesso scopo.
Questo scopo è privilegio solo di pochi però poichè richiede impegno, sacrificio, sudore, dedizione, e molte altre caratteristiche proprie di un artista marziale.
Questo scopo (la meta), se fosse semplice da raggiungere, così che chiunque possa arrivarci, forse non verrebbe compreso appieno, ma verrebbe semplicemente accantonato o devalorizzato.
Per questo non voglio "svelarlo".
C'è un antico proverbio zen che rispecchia proprio questo aspetto:
Prima di intraprendere quest'Arte, un pugno era semplicemente un pugno ed un calcio era semplicemente un calcio.
Dopo aver iontrapreso quest'Arte mi sono reso conto che il pugno non era più un semplice pugno ed un calcio non era più un semplice calcio.
Ora che sto cominciando ad apprendere pienamente, con consapevolezza, quest'Arte, un pugno è semplicemente un pugno e un calcio è semplicemente un calcio.
In queste righe si trova l'essenza più estrema e completa di tutte le Arti Marziali.
Questo scopo è privilegio solo di pochi però poichè richiede impegno, sacrificio, sudore, dedizione, e molte altre caratteristiche proprie di un artista marziale.
Questo scopo (la meta), se fosse semplice da raggiungere, così che chiunque possa arrivarci, forse non verrebbe compreso appieno, ma verrebbe semplicemente accantonato o devalorizzato.
Per questo non voglio "svelarlo".
C'è un antico proverbio zen che rispecchia proprio questo aspetto:
Prima di intraprendere quest'Arte, un pugno era semplicemente un pugno ed un calcio era semplicemente un calcio.
Dopo aver iontrapreso quest'Arte mi sono reso conto che il pugno non era più un semplice pugno ed un calcio non era più un semplice calcio.
Ora che sto cominciando ad apprendere pienamente, con consapevolezza, quest'Arte, un pugno è semplicemente un pugno e un calcio è semplicemente un calcio.
In queste righe si trova l'essenza più estrema e completa di tutte le Arti Marziali.
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